IL GRANO U.S.A. INQUIETA GLI OPERATORI

Il degrado delle colture americane a grano invernale, desta l’attenzione dei fondi e fa balzare i prezzi in avanti.

I mercati ieri, sul finire della giornata, nonostante il “freno” dovuto alla pausa del Ringraziamento, hanno fatto registrare un leggero rialzo dei prezzi dei cereali, osservando ciò che si stava consumando a tarda serata a Chicago.

Le condizioni climatiche continuano a rimanere la principale fonte di preoccupazione, con gli Stati Uniti che ieri nel rapporto settimanale sullo stato delle colture autunno vernine, hanno classificato da buono ad eccellente, solo il 43% delle estensioni coltivate a grano ed il Brasile centrale che, a causa del persistente deficit idrico, potrebbe vedere mortificato il potenziale produttivo della soia.

La domanda sulla scena internazionale non accenna a diminuire, con alcuni affari già conclusi per il raccolto 2021 e con la Cina che rimane il principale protagonista.

Un generale ottimismo è stato registrato anche sui mercati azionari, con la prospettiva di una ripresa delle economie globali.

Così, il petrolio stamattina a New York ha aperto la seduta a 45,30 USD / barile.

Il dollaro continua a perdere terreno, attestandosi a 1,1910 contro l’euro e 75,40 contro il rublo.

A livello internazionale, la Turchia ha acquistato circa 350.000 t di mais e 155.000 t di orzo uso zootecnico.

La Tunisia ha acquistato 92.000 t di grano tenero, 75.000 t di grano duro e 75.000 t di orzo uso zootecnico.

Fatte queste considerazioni, da una prima analisi dei dati provenienti dai territori interessati, si prevede un notevole aumento delle aree coltivate a grano invernale sia in Europa, che in Russia, come pure negli Stati Uniti.

Secondo alcuni analisti, solo in Ucraina è previsto un calo rispetto allo scorso anno e ciò, a causa della siccità che ha interessato il paese nelle ultime settimane e che probabilmente ha avuto un impatto negativo nella fase di emergenza delle piante.

Gli oleici, invece, ieri hanno subito delle perdite generalizzate dovute, secondo alcuni analisti, a cali tecnici.

Il mercato degli oli vegetali infatti rimane abbastanza teso a fronte del calo della produzione della palma e dell’aumento dei prezzi dei biocarburanti.

A Chicago, come accennato sopra, la notizia sullo stato delle colture invernali, ha fatto balzare le quotazioni del grano innescando una serie di acquisti da parte dei fondi.

La preoccupazione principale è che il frumento appena finito di piantare, sta per entrare in fase di dormienza e potrebbe essere in condizioni di sviluppo non sufficienti per far fronte ad una possibile ondata di freddo che nei mesi a venire certamente potrà verificarsi.

Il mais non è cambiato molto.

La soia ha chiuso leggermente al rialzo.

La giornata di oggi probabilmente sarà caratterizzata da un atteggiamento di cautela prima della chiusura di domani ma, vedremo a tarda serata come andrà a finire.

In questo contesto ieri i fondi sono stati venditori netti per 10.000 lotti di mais e 2.500 lotti di soia, mentre sono stati acquirenti netti per 11.000 lotti di grano.

Nonostante le incertezze sull’esito delle controversie per il mancato rispetto dei contratti 2020, alcuni operatori ucraini, stanno già iniziando a proporre individualmente, le prime offerte di prezzo sul grano che verrà raccolto nel 2021.

Vengono segnalate offerte intorno ai 215 USD / t base CPT-Odessa.

Non c’è dubbio, tali livelli di prezzi dovrebbero incoraggiare alcuni produttori del bacino del Mar Nero ad impegnarsi per buona parte del raccolto 2021, atteso che, le aree coltivate in Russia hanno già segnato un nuovo record per le colture invernali.

Ma la storia (recente), ci insegna che non è mai opportuno “vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”.

La storia continua ….

Autore:

  • Sandro F. Puglisi

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