MERCATI IN FRENATA, IN VISTA DELLA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO

Ieri sui mercati abbiamo assistito a ben pochi cambiamenti.

La domanda cinese che, con ogni probabilità sarà confermata ulteriormente anche nel raccolto 2021, rimane forte.

Da un punto di vista macroeconomico, torna l’ottimismo a seguito dei diversi annunci sull’imminente arrivo dei vaccini anti-Covid 19.

Ciò, ovviamente, si traduce in un aumento del prezzo del petrolio, tanto che stamattina a New York si è attestato a 43,50 USD / barile.

Il dollaro continua a svalutarsi anche dopo l’annuncio dell’accettazione di Donald Trump della sconfitta elettorale nei confronti di Joe Biden, tanto che attualmente viene scambiato a 1,1901 contro l’euro ed a 75,90 contro il rublo.

Sulla scena internazionale, ieri abbiamo potuto osservare una nuova vendita di 334.000 t di mais dagli USA verso una destinazione sconosciuta.

Il Pakistan, ha confermato l’acquisto di 340.000 t di grano da macina di origine facoltativa.

La Tunisia sta acquistando grano duro, grano tenero ed orzo uso zootecnico.

Il TMO in Turchia, sta attualmente finendo di esitare una gara per la fornitura di orzo che vede prezzi che oscillano tra i 228,85 e i 245 $/ton.

Alla data del 22 novembre l’Unione Europea, inclusa la Gran Bretagna, ha esportato 9,19 milioni di tonnellate di grano tenero, ovvero in calo del 20% rispetto allo scorso anno.

Questo, è principalmente dovuto al forte calo della produzione 2020.

La Francia si conferma il principale esportatore europeo con 2,37 milioni di tonnellate esportate fino ad oggi.

L’Algeria rimane il principale importatore dall’UE, con 1,74 milioni di tonnellate, seguita dalla Cina con 1,15 milioni di tonnellate.

Le importazioni di mais in Europa ammontano a 6,75 milioni di tonnellate, di cui 4,12 milioni provengono dal Brasile.

I semi oleosi stanno continuando a beneficiare della fermezza degli oli vegetali e dei costi relativamente elevati della trasformazione.

I prezzi della canola registrati in Canada ieri sono arrivati ai massimi da 7 anni a questa parte.

Le importazioni di colza in Europa si attestano ad oggi a 2,61 milioni di tonnellate contro i 3,21 milioni dello scorso anno.

Ieri a Chicago, tutti i prodotti hanno beneficiato di un generale anche se moderato trend rialzista, in un contesto di forte attività verso l’esportazione e di persistente deficit idrico sui raccolti autunnali.

L’Agenzia Statunitense, ha infatti pubblicato una nuova valutazione del raccolto sui frumenti invernali che vede solo il 43% delle estensioni seminate, classificabile da buono ad eccellente, contro il 46% della scorsa settimana.

Il Texas è lo stato più colpito, con solo il 29% considerato da buono a eccellente, ovvero in calo di 3 punti rispetto alla scorsa settimana.

Le ispezioni sulle esportazioni sono state in linea con le aspettative commerciali e si sono attestate a 358.077 tonnellate di grano, 832.637 tonnellate di mais e 2.009.976 tonnellate di soia.

In questo contesto i fondi sono stati ancora una volta acquirenti netti per 12.000 lotti di mais, 8.000 lotti di soia e 4.500 lotti di grano.

I mercati americani giovedì rimarranno chiusi per la festa Ringraziamento, pertanto, ci si aspetta che tra la giornata di oggi (qualcosa in realtà si sta già intravedendo in questo momento) e quella di domani, molti operatori potrebbero decidere di abbandonare le proprie posizioni, per riprenderle probabilmente ad inizio della settimana prossima e ciò, in funzione del fatto che ci aspetta un lungo weekend di inoperatività.

In un’intervista ad Interfax, Mykola Gorbachev, presidente dell’Associazione ucraina dei cereali, ha rilasciato la propria opinione sulla vicenda dei contratti a termine disattesi e, conferma che la situazione in realtà è ancora abbastanza difficile.

I processi per inadempimento potrebbero intensificarsi a partire da metà dicembre.

La firma di un memorandum su questo tema, tra le autorità, le associazioni degli esportatori ed i produttori non è assolutamente messa in discussione.

Però, il fatto che il Ministero dello sviluppo economico, del commercio e dell’agricoltura abbia rimosso dalla propria agenda il problema, aggiunge incertezza e turbolenza ad un mercato, che già di suo sta vivendo una realtà abbastanza critica.

I produttori desiderano attivare la clausola di forza maggiore.

Gli esportatori dicono che questa clausola non li solleva dai loro obblighi contrattuali, ma li sospende solo per un certo periodo di tempo.

Insomma di certo non si profila una facile, ne tantomeno breve risoluzione della problematica.

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