Scorte globali per il 2020/2021 messe a dura prova
La forte domanda cinese di cereali potrebbe causare una contrazione delle scorte globali di grano e mais nel MY 2020/21, ma i prezzi del grano vengono supportati dalle possibili misure di limitazione delle esportazioni in Russia
Una giornata ricca di rumors quella di ieri che ha alimentato la speculazione su tutti i mercati e che oggi ha visto esplodere i fuochi di artificio.
È stata soprattutto la Russia a fare notizia con voci sull’implementazione di tasse all’esportazione su una serie di prodotti, tra cui grano e girasole.
Il Paese si trova ad affrontare un’elevata inflazione dei propri prodotti alimentari, legata alla tenuta dei prezzi mondiali, ma anche all’attuale valutazione del rublo.
Con un PIL abbastanza colpito dal Covid19 e dal calo del petrolio che sta impattando sulle risorse finanziarie del Paese, il premier russo brandisce l’arma delle tasse all’esportazione.
Ciò potrebbe quindi accompagnare una nuova revisione delle quote di esportazione di grano attualmente fissate a 17,5 milioni di tonnellate per il periodo 15 febbraio / 30 giugno.
Una delle opzioni e, probabilmente non è la peggiore per gli esportatori, è che – come riporta Reuters – i funzionari russi stiano considerando di imporre solo una tassa all’esportazione di circa 2.000 rubli, ovvero $ 27,3 per tonnellata durante il periodo di restrizione preso in considerazione.
Secondo una nota della società Inter-Courtage, invece, le autorità stanno valutando “un progetto basato su due assi”: una quota di esportazione tra il 15 febbraio e il 30 giugno, così come precedentemente considerata a 17,5 milioni di tonnellate, giudicata non restrittiva e, secondo asse, una tassa sull’esportazione del grano, il cui calcolo sembra piuttosto complesso, ma il cui valore viene stimato intorno ai 25 dollari / tonnellata ”.
Nessuna decisione ufficiale però è stata ancora presa e, la volatilità dei prezzi, potrebbe essere ancora molto presente anche nella seduta di oggi.
Un prossimo incontro sull’argomento dovrebbe avere luogo tra il 14 e il 15 dicembre.
“Questo, quindi, è ciò che ha rivitalizzato i prezzi, interrompendo improvvisamente quel trend ribassista e le prese di profitto di fine anno”, ha detto un broker ad AFP.
Il rapporto USDA di ieri sera, infatti, non ha portato informazioni stravolgenti e, risulta solo in prima lettura, come rialzista nel grano, con un calo congiunto delle scorte globali tra i principali esportatori.
Infatti, l’idea dell’abbondante raccolto in Australia ha temperato questa opinione.
Inoltre, l’USDA è stata piuttosto prudente, mettendo la produzione australiana a 30 milioni di tonnellate contro le 31,2 registrate da Abares.
Ed ancora, sempre nel rapporto di ieri l’USDA ha rivisto al rialzo la produzione di grano russo, aggiungendo altre 0,5Mt, portandola a 84Mt.
Ma, segnaliamo che i dati comunicati dalle autorità russe sull’andamento dei raccolti di grano, mostrano un raccolto in peso lordo pari al livello record del 2017.
La produzione in quell’anno aveva raggiunto 85,17 Mt in peso netto.
La produzione di grano europeo, invece, è stata rivista leggermente al ribasso.
L’Agenzia statale Francese ieri ha rivisto al rialzo le stime sulle esportazioni di grano per la Francia verso i paesi terzi, portandole a 6,95 milioni di tonnellate, contro i 6,85 stimati il mese scorso ma, nonostante ciò, lo stock di grano di fine stagione, è rimasto invariato a 2,5 milioni di tonnellate e quello dell’orzo a 1,2 milioni.
Lo stock mondiale di grano però, a fine stagione, viene rivisto al ribasso di 4 milioni di tonnellate (Mt) fissandolo a 316,5 Mt.
Questa correzione è dovuta principalmente ai consumi (presunti) in Cina, che secondo le stime dovrebbero aumentare di 3 Mt, soprattutto per l’alimentazione del bestiame (24 Mt).
Questo, secondo alcuni analisti, potrebbe essere il risultato di una ripresa più rapida del previsto dell’allevamento suino cinese, decimato negli ultimi anni a causa dell’epidemia di peste suina africana.
La stessa valutazione, è stata utilizzata per quanto riguarda la domanda di mais proveniente dalla Cina, secondo cui, le stime di importazione sono state aumentate da 3,5 Mt a 16,50 Mt.
Conseguentemente, le scorte mondiali di mais sono state rivalutate al ribasso di quasi 2,5 Mt, fissandole a 289 Mt.
Infatti, anche se abbiamo notato un aumento della stima della produzione di mais ucraino portata da 28,5 a 29,5Mt, a seguito di una correzione da parte dell’ente statistico americano che ha dovuto prendere atto dei dati obbligatori trasmessi dal Ministero dell’Economia ucraino, la produzione di mais in Argentina, come previsto si abbassa di 1 Mt per attestarsi a 49 Mt annullando le differenze.
Il Brasile invece viene ancora annunciato a 110 Mt che, in verità, sembra essere ancora una cifra abbastanza ottimista vista l’attuale situazione metereologica.
La Francia si presenta con uno stock di fine stagione a 1,9 milioni di tonnellate, contro i 2,2 stimati il mese scorso.
Questo, sembra abbastanza per sostenere ulteriormente i prezzi del mais.
Per quanto riguarda la soia, il rapporto americano non apporta variazioni di rilievo.
Il forte aumento delle esportazioni statunitensi, dovrebbe far scendere le scorte di soia statunitense da oltre 14 Mt dell’anno scorso, a sole 4,8 Mt di quest’anno.
La produzione brasiliana è rimasta invariata a 133 Mt; quella argentina è stata abbassata di -1 Mt, fissandola a 50 Mt.
Le importazioni cinesi si mantengono ad altissimo livello con 100 Mt.
Lo stock mondiale quindi scende di -0,9 Mt e viene fissato a 85,64 Mt al mese scorso.
Conseguentemente, il mercato dei semi oleosi ieri è rimasto abbastanza indeciso ma dovrebbe trovare supporto sia nella ripresa del petrolio, che della colza, come della palma.
Il rapporto MPOB, infatti, ha animato l’incontro, con la conferma del calo di 230 kt della produzione di palma malese lo scorso novembre, fissandola a 1,49 Mt.
Da notare, inoltre, il netto aumento del prezzo del petrolio stamattina a New York, con una quotazione di 47 USD / barile.
L’euro rimane forte venendo quotato 1,2150 contro l’USD.
Segue il rublo a 73 rubli per dollaro.
Sulla scena internazionale, gli Stati Uniti ieri hanno venduto ancora una volta 344.342 t di mais al Messico, oggi invece hanno venduto alle Filippine 130.000 t tra farina di soia e farina d’estrazione di soia.
In questo contesto ieri i fondi a Chicago erano acquirenti netti per 11.000 lotti di grano, mentre erano venditori netti per 11.500 lotti di mais e 5.000 lotti di soia.
In questo momento [11/12/2020 19:19 (GMT+1)] stiamo assistendo ad una scena surreale con il Grano al CME che viene quotato nei contratti con scadenza Dicembre a 590,25 (¢/b) con +13,25; nei contratti con scadenza Marzo 2021 a 618,00 (¢/b), con un +21,50; nei contratti con scadenza Maggio a 617,00 (¢/b) con un +19,75.
Su Euronext, la seduta si è già conclusa ed ha visto il Grano nei contratti con scadenza Marzo 2021 a 210,50 (€/Ton) con un +5,75; nei contratti con scadenza Maggio 2021, a 207,50 (€/Ton) con un +5,75; nei contratti con scadenza Settembre 2021, a 190,25 (€/Ton) con un +3,50.
