Il mais ieri è stato il principale motore del mercato dei cereali ed ha registrato una crescita significativa, in gran parte attribuibile alla situazione in Argentina.
Le tasse all’esportazione imposte dalla Russia a partire dal 15 febbraio avevano dato una prima accelerata ai mercati, ma è stata l’Argentina ad infiammarli ulteriormente, decidendo di bloccare le esportazioni di mais fino alla fine di febbraio.
Questo dato, ovviamente, si aggiunge al persistente deficit idrico in Sud America, principalmente in Argentina.
Inoltre, si teme una revisione al ribasso della produzione di mais stimata nell’ultimo rapporto USDA a 48 milioni di tonnellate atteso che, alcuni analisti l’hanno considerata molto ottimista.
Questi dati, quindi, supportano il mais e per il momento mettono in secondo piano i timori legati alla diffusione dell’epidemia di influenza aviaria in Francia, che ha portato le autorità a sopprimere centinaia di migliaia di anatre nel sud-ovest. nel tentativo di contenere la pandemia e che, potenzialmente, potrebbe ridurre il consumo di mais.
Tuttavia oggi, si sta assistendo ad alcune prese di profitto così in chiusura su Euronext, una tonnellata di mais è aumentata solamente di 0,50 euro nella scadenza di marzo, quotando 201,00 euro ed è diminuita di 25 centesimi nella scadenza di giugno quotando 200,50 euro.
Una tonnellata di grano è scesa, di 1,75 euro nel contratto di marzo, quotando 216,00 euro, e di 1,25 euro su quello di maggio, quotando 215 euro.
Una tonnellata di colza è aumentata di 3,50 euro sulla scadenza di febbraio a 433,50 euro e di 2,50 euro sul contratto di maggio a 425,25 euro.
A Chicago in questo momento [06/01/2021 19:49 (GMT+1)] persiste il segno più su mais e soia.
Il mais sta quotando nel contratto di marzo a 495,50 (¢/b), facendo registrare un +3,75(¢/b), nel contratto di maggio sta quotando a 496,25 (¢/b) facendo segnare un + 3,75(¢/b).
La soia, dal canto suo continua la sua ascesa, quotando nel contratto di gennaio a 1.366,50 (¢/b) mettendo a segno un + 16,50 (¢/b) e nel contratto di marzo sta scambiando a 1.362,75, segnando un + 15,75 (¢/b).
Il grano, invece, è quello che sta subendo più prese di profitto, venendo quotato a 647,50 (¢/b) nel contratto di marzo con conseguente perdita di 6,50 (¢/b) e 648,25 (¢/b) nel contratto di maggio, perdendo 5,00 (¢/b).
Questi prezzi, certamente molto sostenuti, sono ovviamente la conseguenza dell’appetito della Cina sul mercato mondiale, del debole raccolto europeo, delle politiche commerciali di alcuni paesi (Argentina e Russia in primis) e delle avverse condizioni metereologiche.
I prezzi della colza, invece, stanno continuato a salire, seguendo l’intero complesso dei semi oleosi, sostenuti dal petrolio e dalla domanda cinese.
I prezzi dell’oro nero, infatti, sono aumentati notevolmente, beneficiando dell’annuncio di un taglio significativo nella produzione da parte dell’Arabia Saudita.
La colza, inoltre, beneficia di un effetto di recupero; i suoi prezzi, infatti, hanno subito un grave “ritardo” rispetto ai concorrenti, siano essi soia americana o canola canadese.
Sul fronte internazionale notiamo anche una domanda molto dinamica.
La Giordania, infatti, ha acquistato ieri 60.000 tonnellate di orzo foraggero e sta lanciando una nuova gara sempre per lo stesso prodotto.
La Turchia ha anche ha lanciato una gara per 155.000 t di orzo foraggero e 155.000 t di mais.
L’Algeria, con ogni probabilità, ritornerà agli acquisti di grano dopo aver acquistato solo 300mila t la scorsa settimana.
