Dopo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, anche l’International Grain Council (IGC) ha confermato il taglio sui cereali
Rispetto alle stime di novembre, infatti, la produzione mondiale di grano nel 2020/21 aumenterebbe di 3 Mt, raggiungendo così 768 Mt, mentre la produzione di mais scenderebbe di 13 Mt, fissandosi a 1.133 Mt.
L’aumento della produzione mondiale di grano è dovuta ad Australia, Russia e Canada che hanno fatto registrare complessivamente un + 3 Mt, mentre la mancata produzione di mais, è da imputare a Stati Uniti e Sud America.
L’organizzazione prevede che, nonostante l’aumento dei consumi, vi sarà un aumento delle scorte globali di grano, anche se concentrate principalmente in Cina ed India.
Anche la produzione di orzo dovrebbe aumentare, principalmente in Argentina e Canada, con conseguente aumento delle scorte a livello internazionale.
Tuttavia atteso che tutti i cereali messi insieme, portano a 23 Mt in più rispetto al raccolto 2019/2020, grazie alle “rese record” previste su frumento ed orzo, si osserva che queste stime sono calate di 9 Mt in soli due mesi a causa della sola erosione osservata sul mais.
E, anche se secondo alcuni analisti il consumo di cereali dovesse diminuire di 6 Mt, per una presunta minore domanda attesa nei mangimi animali e nell’industria, questo ammonterebbe comunque a 2.216 Mt, quindi, rimarrebbe nonostante tutto, di 24 Mt in più rispetto a quello dello scorso anno.
Le scorte mondiali, quindi, dovrebbero diminuire rispetto a due mesi fa di – 5 Mt, ovvero di – 6Mt rispetto ad un anno fa, portandosi così a 611 Mt.
Infine, l’IGC sta registrando un ritmo degli scambi commerciali superiore alla media, anche se questo non sarà così alto come quello osservato lo scorso anno.
La Russia potrebbe esportare di meno nel 2020/21, ma i numeri portano a pensare che rimarrà comunque il più grande esportatore mondiale di grano anche quest’anno.
Nel frattempo i cereali, dopo aver raggiunto anche oggi nuovi record, sospinti da una domanda persistente e dall’introduzione delle tasse all’esportazione da parte della Russia, sul finire delle sessioni, stanno facendo osservare una pausa di riflessione a seguito di una serie di prese di profitto dopo il lungo rally visto sui prezzi negli ultimi giorni.
Ieri i mercati statunitensi sono rimasti chiusi per il Martin Luther King Day; ma hanno ripreso ad operare nella sessione notturna di oggi e le scelte prese Oltre Oceano non hanno tardato a produrre i loro effetti anche sui mercati europei.
In chiusura [19/01/2021 18:30 (GMT + 1)] infatti, su Euronext, una tonnellata di grano tenero, dopo aver raggiunto durante la sessione il massimo prezzo di 240,25 €/t, ha chiuso in pareggio, nella scadenza di marzo, quotando 235,75 euro e perdendo 0,75 euro nella scadenza di maggio, quotando 230,75 euro.
Una tonnellata di mais, dopo esser arrivata a 221,75 €/ton, è in calo di 0,50 euro sia nella scadenza di marzo che nella scadenza di giugno, quotando rispettivamente 216,50 euro e 213,75 euro.
Una tonnellata di colza è scesa di 2,25 euro nella scadenza di febbraio, quotando 432,75 euro, e di 1,50 euro nella scadenza di maggio, quotando a 425,50 euro.
Questa “frenata” in parte potrebbe anche essere attribuita agli ultimi dati sulle esportazioni europee pubblicati da Bruxelles il 17 gennaio e che hanno visto le quantità di frumento esportato dimezzate.
385.769 infatti sono state le tonnellate esportate la scorsa settimana, contro le 741.987 tonnellate della settimana precedente, per un totale di quasi 14 milioni di tonnellate (Mt) contro i 16,73 Mt dello scorso anno.
Il motivo principale è attribuibile alla mancata competitività dei prezzi europei soprattutto a confronto con le origini del Mar Nero.
La Francia, nonostante la scarsa produzione, si conferma al vertice dei paesi esportatori, con un totale di 3,9 Mt di grano esportato verso i paesi terzi (extra UE), davanti alla Lituania, che ha esportato 2,25 Mt ed alla Lettonia con 1,83 Mt spedite.
L’Algeria rimane il principale sbocco per il grano europeo, con quasi 3 Mt (2,91 Mt l’anno scorso), davanti alla Cina, che ha portato a casa 1,56 Mt, contro 902.000 ton dell’anno scorso.
Ed è proprio l’Algeria che ieri sera ha lanciato una nuova gara sul grano, con carichi previsti per febbraio, e che oggi ha movimentato ulteriormente i mercati, nonostante questi prezzi siano stati considerati da alcuni analisti molto alti.
I mercati statunitensi, invece, stanno facendo registrare un mercato ancora molto volatile con la soia in netto calo.
I miglioramenti sul clima sudamericano, infatti, stanno facendo allentare i timori di siccità delle ultime settimane, soprattutto in Argentina.
Così in questo momento, [19/01/2021 18:49 (GMT + 1)] al CME uno staio di grano (circa 27 kg) in consegna per marzo è quotato a $ 6,7175 in calo di 3,75 (¢/b).
Uno staio di mais (circa 25 kg) in consegna per marzo è quotato a $ 5,2375 in calo di 7,25 (¢/b).
Uno staio di soia (circa 27 kg) in consegna per marzo è quotato a $ 13,89 in calo di 27,75 (¢/b).
I fondamentali, comunque, rimangono abbastanza solidi, soprattutto per quanto riguarda la domanda internazionale.
Oggi il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha reso noto che la Cina ha acquistato altre 132.000 t di soia da consegnarsi nel 2021/2022.
Il Giappone ha acquistato 128.000 t di mais statunitense, mentre Israele ne ha acquistato 100.000 t, entrambi da consegnarsi nel 2020/2021.
La domanda cinese, ovviamente, rimane un elemento chiave nella costruzione dei prezzi mondiali atteso che nell’anno solare 2020, ha fatto importazioni per 11,3 milioni di tonnellate (Mt) di mais ed 8,38 Mt di grano.
La produzione di carne di maiale della Cina nel 2020 è infatti diminuita del 3,3% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 41,13 milioni di tonnellate dopo esser crollata del 21% nel 2019, ha affermato il National Bureau of Statistics (NBS).
Alcuni analisti si aspettavano un calo maggiore nel 2020 dopo che l’epidemia di peste suina africana aveva colpito la Cina a metà del 2018 comportando a metà del 2019, una diminuzione del patrimonio riproduttivo del paese di circa il 60%.
Tuttavia, i dati hanno mostrato che la mandria di suini in Cina è salita a 406,5 milioni di capi alla fine del 2020, dai 370,39 milioni rilevati alla fine di settembre.
Per far questo, ovviamente, si è reso necessario avere una maggiore disponibilità di cereali e semi oleosi indispensabili all’alimentazione animale.
I dati doganali di lunedì, inoltre, hanno mostrato che la Cina ha importato un record di 4,39 milioni di tonnellate di carne di maiale nel 2020 solo per colmare la propria carenza interna, con arrivi registrati a dicembre per 440.000 tonnellate, ovvero in aumento del 63,1% su base annua.
Le importazioni complessive di carne nel 2020 sono state vicine a 10 milioni di tonnellate.
La produzione di manzo e agnello è aumentata leggermente nel 2020, rispettivamente dello 0,8% e dell’1%, mentre la produzione di pollame è cresciuta del 5,5%.
Questi dati, quindi, impongono necessariamente, per la loro stessa natura, una certa severità nell’analisi e nella relativa rielaborazione statistica.
