Le preoccupazioni per la Brexit, pesano sul prezzo del grano

Ieri abbiamo assistito ad un’altra seduta a ribasso per tutti i prodotti.

I fondi con il miglioramento delle condizioni meteorologiche nelle principali aree di produzione, hanno preferito prendere i profitti.

Anche oggi si sta assistendo ad una seduta tendenzialmente ribassista, con un timido tentativo di rimbalzo del grano a Chicago, vedremo come chiuderà la sessione.

L’Egitto ha acquistato altre 170.000 t di grano di cui 110.000 t di origine russa e 60.000 t di origine ucraina.

Probabilmente date le esigenze di questo paese, si presume che il GASC possa tornare nuovamente agli acquisti.

Il Giappone sta per acquistare circa 127.000 t di grano da macina da USA, Canada o Australia. Le origini australiane dovrebbero essere le favorite.

L’Agenzia Statale Australiana lunedì ha reso nota la propria stima sulla produzione di grano, portandola a 31,17 milioni di tonnellate, confermando quindi un raccolto record.

Dal lato dei mercati finanziari, spicca la forza dell’euro che stamattina quotava a 1,2080 contro il dollaro.

Il dollaro rimane debole anche nei confronti del rublo venendo scambiato a 75,70.

I negoziati sulla Brexit non riescono a concludersi a pochi giorni dall’uscita degli inglesi dall’UE e questo pesa non poco sui mercati europei.

L’OPEC più la Russia, hanno deciso di non modificare l’accordo esistente raggiunto nel mese di aprile, pertanto, quasi due milioni di barili al giorno potrebbe ritornare a partire dal 1° gennaio sul mercato.

Così, il petrolio è sceso ulteriormente, quotando in questo momento a New York 44,55 USD / barile; i prezzi della colza stanno seguendo oltre che il calo del petrolio, quello generalizzato degli oli, sia di palma che di soia.

Per quanto riguarda la soia, un’importante Agenzia privata di brokeraggio ha stimato che la produzione in Brasile potrebbe arrivare a toccare i 133,9 milioni di tonnellate, mentre altri analisti ritengono che le recenti piogge non siano sufficienti per superare la soglia dei 130 milioni.

In Canada si sta assistendo, anche se in netta contro tendenza con l’andamento generale, ad un aumento dei prezzi della colza, il che potrebbe limitare il potenziale calo dei prezzi della colza europea.

I mercati americani in verità, da inizio settimana stanno valutando solo gli elementi ribassisti nelle loro analisi, ovvero il miglioramento delle condizioni meteorologiche, la revisione al rialzo della produzione australiana, l’aumento delle quote di esportazione deciso dalla Russia.

Tuttavia, i fondamentali non sono cambiati più di tanto.

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno però, è classico che il mercato mostri un trend opposto a quello dei mesi precedenti.

Pertanto i fondi in questa fase dell’anno, come di norma, stanno prendendo i profitti sulle posizioni detenute fino a questo momento.

Così ieri sono stati venditori netti per 15.000 lotti di mais, 7.000 lotti di soia e 5.500 lotti di grano.

Il mese di dicembre potrebbe farci assistere ad una volatilità ancor più marcata con l’avvicinarsi della fine dell’anno e ciò, in particolar modo sui mercati finanziari.

Il mercato fisico, infatti, è meno suscettibile ai flussi dei capitali.

Il servizio agrometeorologico russo ha comunicato che 4,28 Mha delle superfici seminate, si presentano in condizioni di crescita scarse, mentre 2,42 Mha non sono riusciti nemmeno ad emergere.

Queste cifre non si registravano da 20 anni.

Di conseguenza, la percentuale delle superfici considerate in buone condizioni è appena del 50%, contro un dato che normalmente si aggira intorno al 65%.

Però, gli analisti privati russi rimangono fiduciosi, almeno per il momento, anticipando che il raccolto 2021 sarà comunque superiore a 75 Mt e ciò, grazie al notevole incremento delle superfici investite.