Grano: chiacchiere di piazza

Sono bastate poche voci provenienti dalla regione del Mar Nero ed un pizzico di speculazione, per generare una grande incertezza sui mercati e far salire i prezzi dei cereali vertiginosamente.

Questo, è esattamente quello che si è verificato sul mercato del grano sul finire della scorsa settimana, quando la politica russa sull’esportazione del grano è diventata il tema dominante, spingendo i futures prima su Euronext e poi a Chicago per tre sessioni di fila.

I fondi, quindi, nel mentre le voci guadagnavano slancio, proiettandosi sul lungo termine, sono stati grandi acquirenti sia giovedì che venerdì.

Entrando dentro la notizia:

La quota di esportazione di 17,5 milioni di tonnellate (Mt) per frumento, segale, orzo e mais, dal 15 febbraio al 30 giugno 2021, era già una vecchia notizia, abbastanza metabolizzata dal mercato ma, ad inizio della scorsa settimana, si è intensificata la speculazione sul fatto che alcuni funzionari russi stavano riflettendo sull’imposizione di una tassa sulle esportazioni di grano proposta dai consumatori nazionali, nel tentativo di stabilizzare i prezzi interni.

I dettagli relativi alla struttura ed alle dimensioni dell’imposta erano stati abbozzati, ma la speculazione si è sommata alla tensione derivante dalla quota di esportazione proposta.

Nello specifico, i funzionari stavano considerando una tassa unificata all’esportazione per tutte le classi di grano, fissata a 2000 rubli, ovvero circa $ 36,30 / t.

Altre voci davano la tassa a € 25, altre ancora a $ 41.50 / t.

Nel frattempo, qualcuno ha suggerito che, se i volumi delle esportazioni dovessero superare la quota di 17,5Mt, l’imposta su tutti i cereali dovrebbe essere aumentata fino al 50% del prezzo all’esportazione franco a bordo (FOB) e, comunque, dovrebbe corrispondere ad un valore non inferiore a 100 euro/t, ovvero, a 166 dollari/t.

Una cosa era certa: la tassa all’esportazione su segale, orzo e mais al momento sarà fissata a zero.

Le voci diventano realtà

Ieri le voci sono diventate realtà.

Con il Presidente Putin che, neanche a dirlo, ha pesato non poco sull’argomento, suggerendo di prendere una decisione quanto più rapida possibile.

Così, il ministero dell’Agricoltura, ha pensato bene di procedere con l’opzione più veloce: quella dei 25 euro.

Prima dell’annuncio però, un collega aveva descritto la situazione come una classica “trappola per tori” e, con ogni probabilità, aveva ragione!

Si trattava di comprare e vendere “chiacchiere di piazza”, nel mentre i future a Chicago capendo l’antifona, hanno pensato bene di rinunciare a tutti i guadagni portati a casa tra giovedì e venerdì, svendendo tutto.

Giusto per capire meglio il contesto.

L’indice russo dei prezzi dei prodotti alimentari è aumentato di quasi il 4% dall’inizio dell’anno ma, i prezzi dei cereali, sono in aumento del 20%.

Questo, si è verificato nell’anno in cui gli agricoltori russi hanno appena finito di raccogliere il loro secondo raccolto di grano più grande mai registrato ed il maggior guadagno è per buona parte nelle tasche degli agricoltori.

I modesti raccolti nell’Unione europea ed in Ucraina hanno fatto crescere la domanda di grano russo sia dall’Africa, che dal Medio Oriente, portando ad esportazioni che stanno avendo ritmi da record, ulteriormente stimolate dall’indebolimento del rublo.

La Russia è il più grande esportatore mondiale di grano e dall’inizio della campagna 2020-21, iniziata il 1° luglio 2020, all’8 dicembre, la Russia ha già esportato ben 23,5Mt, ovvero una quantità in aumento del 21% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.

Le esportazioni, solo il mese scorso, hanno superato i 4,2 Milioni di tonnellate, più del 33% guardando alla media del quadriennio.

Le esportazioni di orzo, all’8 dicembre, sono state pari a 3,5Mt, con un aumento del 70% rispetto all’intervallo corrispondente nel 2019.

Una delle principali agenzie, leader nella consulenza agricola russa, ha aumentato le proprie previsioni di esportazione di grano per il 2020-21 di 1Mt, portandole a 40,8Mt.

Ciò è dovuto oltre che all’attuale elevato ritmo delle esportazioni, all’aumento di 900.000 tonnellate della propria stima di produzione che è stata fissata a 85,3Mt.

Le previsioni di produzione ed esportazione da parte dell’agenzia statunitense, pubblicate la scorsa settimana, invece sono arrivate rispettivamente a 84Mt per la produzione e 40Mt per le esportazioni.

Leve di mercato: niente di nuovo

La Russia ha nel proprio curriculum, una lunga storia per quanto riguarda interferenze nei mercati globali dei cereali attraverso restrizioni e/o dazi all’esportazione.

Giusto per ricordare alcuni esempi.

Nel 2007, ha introdotto un dazio all’esportazione sul grano, per affrontare l’aumento dei costi alimentari, spingendo il prezzo globale del grano a livelli record.

Poi, nel 2010, il Primo Ministro Putin, ha vietato l’esportazione di tutti i cereali dopo che milioni di ettari di grano russo e di orzo sono andati persi a seguito di una grave siccità, portando i prezzi globali al loro livello più alto nei due anni precedenti.

E questo, è esattamente lo scenario in cui l’Unione russa degli esportatori di cereali, ha presentato una petizione al governo contro la tassa proposta, per paura che ciò avrebbe alzato i prezzi globali del grano.

Gli esportatori, infatti, hanno sostenuto che le quantità di cereali prodotte quest’anno, dovrebbero essere abbastanza sufficienti a garantire l’approvvigionamento del mercato interno russo e ciò, nonostante il rapido ritmo delle esportazioni, garantendo così un’offerta globale adeguata a soddisfare la domanda di internazionale.

All’interno del ministero dell’Agricoltura c’era anche molta preoccupazione per il fatto che la tassa sarebbe pesata direttamente sulle tasche degli agricoltori russi.

Infatti, i terminal di carico, nelle ultime settimane sono stati costretti a comprimere i loro margini di guadagno, pur di rimanere competitivi sul mercato internazionale, costringendo gli esportatori in una posizione piuttosto precaria e generando uno scontro con gli agricoltori: “se gli esportatori vogliono continuare ad acquistare grano per competere sul mercato delle esportazioni oltre febbraio del prossimo anno, dovranno abbassare i prezzi offerti ai coltivatori”.

E questo, è esattamente quello che hanno fatto verso la fine della scorsa settimana, prendendo gli agricoltori un po’ alla sprovvista.

Agricoltori, chiave di lettura del futuro mercato del grano

Con i dettagli sulle restrizioni all’esportazione ora noti, gli esportatori russi con ogni probabilità intensificheranno il loro programma di esportazione per il grano, nel tentativo di muoversi il più possibile prima che avvengano i tagli fiscali.

La chiave di lettura del futuro mercato però, sarà come reagiranno gli agricoltori russi.

Saranno disposti a subire un taglio dei prezzi procedendo ininterrottamente con le vendite, specialmente in questo particolare momento storico in cui il prezzo, espresso in termini di rublo, è ancora molto attraente?

Oppure si opporranno e sospenderanno le vendite fino a quando i prezzi non si riprenderanno nuovamente?

Chi sarà ad avere l’ultima parola?

Le attuali condizioni delle colture invernali a grano, probabilmente avranno un impatto significativo sul sentimento di mercato all’interno della Federazione Russa.

La siccità è certamente una seria preoccupazione.

L’inverno sta prendendo il via e con esso arriveranno quelle temperature abbastanza fredde, da danneggiare le aree che non hanno un manto nevoso e ciò, avverrà soprattutto nelle regioni in cui le piante sono già abbastanza stressate.

L’Agenzia governativa, ha tagliato le proprie previsioni sulla produzione di grano invernale portandole da 81Mt, a 76.8Mt.

La colture invernali, in verità, si presentano in cattive condizioni tanto che non si vedeva una cosa simile da oltre un decennio.

Si dice che fino al 22% dell’area piantata sia potenzialmente perduta.

Pertanto, l’Agenzia governativa ha dichiarato che le rese potrebbero scendere ben al di sotto della media recente e che l’area “winterkill” potrebbe aumentare fino a 3,2 milioni di ettari (Mha), contro gli 1,8 Milioni della scorsa stagione.

Finché persisterà la siccità, la preoccupazione per il raccolto del prossimo anno rimarrà ad un livello elevato.

E questo, peserà molto sul sentimento di vendita dei produttori.

Le eventuali pressioni fiscali che saranno introdotte dai russi, però, per la prima metà del 2021, certamente favoriranno le esportazioni di grano australiano, poiché questo rimane l’origine più economica al mondo.

La prospettiva di una tassa russa sulle esportazioni di grano dovrebbe quindi consentire agli esportatori australiani di estendere ulteriormente i loro mercato, dato anche il raccolto record che si sta attualmente registrando e che sta riempendo a dismisura i centri di raccolta.