CEREALI: E’​ FUGA DAI MERCATI

Piogge nelle Americhe, neve nel Mar Nero, abbondanti raccolti in Australia, dazi Cinesi sui prodotti australiani, aumento della quota export da parte della Russia e decisioni OPEC, smorzano il volo a tutte le materie prime, facendo fuggire gli investitori dai mercati.

Il calo del petrolio; l’aggiornamento da parte dell’Agenzia Statale Australiana su un raccolto 2020 a 31,2 Mt (ovvero più del doppio di quello registrato lo scorso anno – 15,2 Mt), un probabile aumento della quota di esportazione da parte della Russia hanno spinto tutti i prezzi al ribasso.

Il mercato europeo, infatti, aveva già iniziato la settimana con una nota negativa, in attesa del corrispettivo Statunitense.

Certamente nella dinamica di formazione dei prezzi ha gravato anche la decisione dei membri dell’OPEC se approvare o meno la riduzione del taglio della produzione a partire dal 1° gennaio, tra i dissensi dei vari rappresentanti.

Questo, ovviamente, comporterà inevitabili conseguenze nei i settori dei biocarburanti, causando un rallentamento della corsa dei semi oleosi e del mais.

Il grano, è tuttora messo sotto pressione dalle voci di un aumento della quota di esportazione di cereali proposta dalla Russia e che entrerà in vigore da febbraio fino a fine giugno, oltre che dallo straordinario raccolto australiano.

Resistono a queste pressioni, ma non sappiamo ancora per quanto, solo i prezzi del grano duro, grazie alla dinamicità della domanda su tutto il mercato europeo ed in particolar modo in Italia.

Si noti, tuttavia, che l’arrivo delle origini canadesi sta gradualmente aumentando di intensità di giorno in giorno. I carichi nei porti canadesi stanno accelerando notevolmente il ritmo in vista della prossima chiusura invernale ed hanno già raggiunto le quantità esportate a pari data lo scorso anno, avendo spedito a far data dal 1° agosto ben 1,5 Mt.

Ed inoltre, per la prossima stagione, sia in Europa che negli Stati Uniti, la semina a grano duro è in deciso aumento. In Francia si procede molto bene con il 75% delle superfici programmate già seminate, contro appena il 24% dello scorso anno ed anche in Italia come in Spagna, le operazioni di semina stanno procedendo a pieno ritmo.

Certamente c’era da aspettarselo che i mercati avessero una correzione dopo la forte crescita delle ultime settimane.

A comprimere i prezzi, oltre ai fattori sopra indicati, hanno contribuito l’arrivo di alcune piogge negli USA ed Sudamerica ed una leggera coltre di neve in alcuni zone del Mar Nero che ha segnato definitivamente l’arrivo dell’inverno e messo da parte, almeno riguardo ad alcuni areali, i timori per le colture invernali.

L’Egitto ha approfittato nuovamente di questo calo per lanciare un’altra gara sul grano.

Ma questo era già scontato attesa la ridotta quantità acquistata nell’ultima gara di pochi giorni fa.

I carichi saranno effettuati tra il 26 gennaio ed il 5 febbraio.

Le offerte pervenute sono state esclusivamente provenienti dal Mar Nero; il prezzo minimo FOB è stato 261,85 $/Ton, mentre il prezzo massimo FOB è stato di 269,86 $/Ton.

Sulla scena internazionale, la Turchia ha acquistato 400.000 t di frumento mentre la Giordania ne ha acquistato 120.000 t.

Gli USA hanno venduto 344.000 t di mais verso una destinazione sconosciuta.

L’Australia quest’anno ha beneficiato del cosiddetto effetto Nina non solo per le produzioni di grano ma anche per la produzione di orzo stimata a 11,46 milioni di tonnellate, rispetto agli 11,2 del mese scorso.

Ciò, sta avvenendo in un momento decisamente sfavorevole per le origini australiane attesi i dazi proibitivi imposti dalla Cina, che da sempre è stato il principale mercato di sbocco.

L’Unione europea ha reso note le esportazioni di grano tenero avvenute tra il 1 ° luglio ed il 25 novembre attestatesi a 9,32 milioni di tonnellate.

Appare evidente quindi un razionamento delle risorse dato il calo rispetto alle esportazioni fatte lo scorso anno.

Le esportazioni di orzo si sono attestate a 3,07 milioni di tonnellate, ovvero in calo del 15% rispetto allo scorso anno.

Anche le importazioni di mais sono diminuite del 23% essendosi attestate a 6,85 milioni di tonnellate.

I prezzi della colza stanno perdendo terreno sulla scia degli altri oli vegetali, ma anche grazie alle piogge benefiche arrivate sui campi di soia sudamericani.

Il dollaro ha continuato a deprezzarsi nei confronti dell’euro venendo quotato a 1,1980; è invece rimasto stabile contro il rublo a 76,20.

Il petrolio a New York attualmente viene quotato a 45,34 USD / barile.

Oltre Oceano, ieri vi è stato un netto calo dei prezzi su tutti i prodotti.

Oggi i mercati stanno lottando per il pareggio, ma sembra scontata una perdita netta a fine sessione.

Il comportamento dei fondi è la principale motivazione di questi movimenti verso il basso e ciò, nonostante l’attività del mercato fisico sulla scena internazionale rimanga abbastanza dinamica.

Le piogge favorevoli degli ultimi giorni hanno fatto migliorare l’indice dei raccolto americani portandolo al 46% da buono ad eccellente, ovvero in crescita di 3 punti rispetto alla scorsa settimana e, contemporaneamente, gli operatori hanno accelerato una serie di vendite non programmate.

In questo contesto infatti, i fondi sono stati venditori netti per 27.500 lotti di mais, per 17.500 lotti di soia e per 13.000 lotti di grano.

Gli operatori mettono anche, tra i fattori decisionali, il possibile aumento della quota export da parte delle autorità russe che, di fatto aumenterebbe, in caso di decisione positiva, a 17,5 milioni di tonnellate contro i 15 milioni previsti fino ad oggi.

Nel bacino del Mar Nero, il 1° dicembre ha segnato ufficialmente l’inizio dell’inverno.

Sulla Russia infatti è arrivata un’ondata di freddo, in particolare sulle pianure del Volga.

Questa mattina il mercurio segnava -5 °C nella regione di Volgograd, -10 °C in quella di Samara e -15 °C in quella di Orenburg.

Nelle regioni dove il mercurio è inferiore a -10 ° C, le colture sono ricoperte da un leggero manto nevoso che è sufficiente a proteggere le colture dal freddo.

Quindi, tutto sommato i timori sulle colture invernali russe sono parzialmente ridotti anche se ancora alcuni analisti, stimano che i raccolti di grano in Russia nel 2021 potrebbero scendere a 78 milioni di tonnellate.