BUON INIZIO DI SETTIMANA PER I MERCATI EUROPEI

Il grano balza stimolato dalla nuova gara Algerina e dal freddo che sta colpendo Europa e Stati Uniti, mentre la colza continua la scalata in prospettiva di minori raccolti in Canada e nell’UE

Oggi l’attività dei mercati è stata abbastanza ridotta a seguito di diverse chiusure nel contesto internazionale.

Oltre Oceano infatti, negli Stati Uniti il CBOT è rimasto chiuso per il “President day”, mentre in Canada, l’ICE ha chiuso in occasione del “Family Day”.

Anche nel Regno Unito oggi si festeggia il “Family day”.

In Argentina ed in Brasile i mercati rimarranno chiusi sia oggi che domani 16 febbraio, per il Festival del Carnevale.

I mercati cinesi DCE e ZCE, invece, rimarranno chiusi fino a tutto mercoledì in occasione del capodanno lunare.

Tuttavia, nel bel mezzo di questa “inattività” su gran parte dei mercati, ad animare le poche piazze rimaste aperte, in particolar modo Parigi, c’è stato l’inaspettato annuncio dell’Algeria con l’indizione a meno di un mese dall’ultima gara, di un’altra gara con spedizioni previste parzialmente tra il 21 ed il 31 marzo e parzialmente in aprile.

La scadenza per le offerte è prevista per domani martedì 16 Febbraio.

Il grano dovrebbe essere spedito solo verso due porti, in particolare quello di Mostaganem e quello di Tenes, ovvero, due porti di modeste dimensioni, il che potrebbe significare che saranno utilizzate navi portarinfuse più piccole di quelle prenotate fino ad ora.

Ciò, darebbe un vantaggio competitivo al grano UE, in particolare a quello francese, in quanto non sarebbe commercialmente conveniente spedire piccoli carichi da origini più lontane come ad esempio l’Argentina.

Inoltre, il fatto che siano stati specificati solo due porti, potrebbe indicare che questa volta l’Algeria è intenzionata ad acquistare delle quantità relativamente più basse rispetto a quelle precedenti.

Il volume indicato è di circa 50.000 tonnellate ma, come sappiamo l’Algeria è solita acquistare molto di più di quanto indica sul bando di gara.

Nel frattempo anche la Siria oggi ha lanciato una nuova gara per l’acquisto di 200mila tonnellate di grano commerciale, generando ulteriore euforia.

Conseguentemente i prezzi del grano al Matif, sono balzati continuando a cancellare, almeno parzialmente, il calo registrato dopo la delusione del rapporto statunitense di martedì scorso.

Da un punto di vista climatico, la recente ondata di freddo che ha investito l’Europa occidentale non dovrebbe aver generato conseguenze importanti, tuttavia, la situazione potrebbe essere molto diversa nelle aree seminate a grano invernale negli Stati Uniti che in questo momento sono colpite da un clima abbastanza rigido.

Una grande tempesta invernale, infatti, è appena arrivata negli Stati Uniti centro-meridionali e adesso si sta spostando verso est.

Queste temperature così basse dovrebbero persistere per altri 10-15 giorni, pertanto, il mercato, nel riflettere questa preoccupazione, sta contribuendo a far salire ulteriormente i prezzi.

Di tenore totalmente opposto, invece, sono le notizie che giungono dal bacino del Mar Nero, dove oggi sono stati resi noti i prezzi medi FOB applicati la scorsa settimana sul mercato russo, con il grano in calo rispetto ai benchmark globali, e con una perdita di circa il 10% rispetto alla settimana precedente.

Il calo dei prezzi del grano russo oltre ad essere “giustificato” da una maggior propensione alle vendite da parte degli agricoltori prima dell’entrata in vigore della famigerata “tassa fluttuante”, è stato gravato da una revisione al rialzo sulle stime produttive per il prossimo anno.

L’agenzia statale Russa, infatti, proprio oggi ha aumentato le aspettative sul raccolto del grano 21/22 portandole da 77 mmt, a 78 mmt e ciò, in relazione alle condizioni meteorologiche più favorevoli nelle aree di produzione.

Anche dall’Australia non arrivano notizie rialziste con l’ultima stima sulla produzione dei cereali rilasciata oggi da ABARES per il raccolto 2020/21 che vede il frumento al record assoluto di 33,3 MMT vs. i 31.1 MMT precedenti, l’orzo è visto a 13.1 MMT vs. i 12.0 MMT precedenti e la canola viene stimata a 4.1 MMT vs. i 3.7 MMT della precedente stima.

L’UE sta osservando con molta attenzione questo grande raccolto di canola e, certamente, preferirà importare in vista di un minor raccolto sia nella stessa UE che in Canada.

I prezzi della colza infatti continuano ad aumentare ininterrottamente.

Nel frattempo, l’Ucraina continua ad intessere rapporti internazionali, prospettandosi verso i principali paesi importatori come partner affidabile nella fornitura delle materie prime agricole e cercando di recuperare quella credibilità parzialmente persa ad inizio di stagione quando a causa di una ridotta produzione si è vista costretta all’annullamento di alcune forniture pre-contrattualizzate.

Durante il fine settimana, infatti, il presidente ucraino, è stato in visita negli Emirati Arabi Uniti per finalizzare ulteriormente i rapporti commerciali con questo paese, atteso che ad oggi, più del 10% delle importazioni alimentari fatte sono di origine ucraina.

Gli Emirati Arabi importano l’85% del proprio fabbisogno alimentare.

Ed effettivamente guardando i numeri rilasciati alla fine della scorsa settimana, dall’inizio del mese l’Ucraina ha spedito fuori dal paese 1,05 milioni di tonnellate di mais, 200.000 tonnellate di grano e 59.000 tonnellate di orzo.

In totale l’Ucraina, durante l’annata agraria 2020/2021 ha esportato fino a questo momento 30 milioni di tonnellate di cereali e nello specifico 13.194 milioni di tonnellate di grano (in calo di 2.885 milioni di tonnellate), 3,955 mln di tonnellate di orzo (+48 thsd t), 12,459 mln di tonnellate di mais (in calo di 5 mln t) e 1,7 mila tonnellate segale (in calo di 3,3 mila tonnellate) e ciò nonostante una annata non esattamente favorevole dal punto di vista produttivo.

In questo contesto, Euronext ha chiuso con una tonnellata di grano tenero che è aumentata di 4,75 euro nella scadenza di marzo, quotando 228,50 euro, e di 4,25 euro nel contratto di maggio, quotando 222,50 euro.

Una tonnellata di mais è salita di 1,25 euro nel contratto di marzo, quotando 220,25 euro, e di 2,00 euro in quello di giugno, quotando 215,50 euro.

Una tonnellata di colza ha guadagnato 4,50 euro nella scadenza di maggio, quotando 454,00 euro, e 1,50 euro nella scadenza di agosto, quotando 416,25 euro.

Vedremo domani come reagiranno i mercati americani alla riapertura e se trarranno vantaggio dagli eventi di oggi oppure graveranno sui prezzi dei cereali europei zavorrandoli.