I trader stanno aspettando il rapporto “finale” sulla produzione agricola per l’annata agraria 2020 da parte dell’Agenzia Statunitense.
In questo documento, gli analisti si aspettano che il World Board tagli gli stock finali mondiali del mais e, secondo alcuni analisti, potremmo riscontrare dei numeri che non si vedevano da sei anni a questa parte.
Per quanto riguarda il raccolto sudamericano, in Brasile ed Argentina, si prospetta un calo di circa 3 milioni di tonnellate sulla soia ed un taglio di circa 4 milioni di tonnellate sul mais.
Secondo la Borsa di Rosario, il 65% delle aree a mais si trova in deficit idrico.
Riduzioni più moderate invece, per quel che riguarda la produzione di mais e soia negli Stati Uniti per il 2021.
Alcuni analisti ritengono che il mais si attesterà a circa 1,6 miliardi di bushel, mentre la soia, si assesterà a circa 140 milioni.
Questo è l’obiettivo medio che il mercato oggi è disposto a “digerire”.
Pertanto, solo se l’Agenzia Statunitense dovesse tagliare le scorte ancor di più, si potrebbe prospettare un ulteriore aumento dei prezzi.
Diversamente, tutto quello che doveva essere recepito dal mercato fino ad oggi, ormai è stato ben che metabolizzato.
L’Argentina infatti ha revocato il divieto di esportazione, ma ha comunque ha deciso di limitarlo a 30.000 tonnellate al giorno.
Ciò ha contribuito a calmare a Chicago l’aumento dei prezzi dei cereali sia venerdì che oggi.
Il governo cinese ha anche venduto poco più di 2 milioni di tonnellate di grano dalle scorte della riserva nazionale per rifornire il proprio mercato interno, nel tentativo di calmare l’aumento dei prezzi locali.
In Francia, la domanda di mais potrebbe risentire dell’epidemia di influenza aviaria .
Il ministro dell’Agricoltura Julien Denormandie era atteso oggi nel Gers, per fare il punto sulla situazione sanitaria degli allevamenti, al fine di arginare la diffusione del virus.
Sul fronte economico riaffiora la preoccupazione per la nuova variante di covid che si estende al di fuori del Regno Unito.
Il bacino del Mar Nero questa settimana si prepara ad affrontare una grande ondata di freddo.
Entro la fine della settimana si prevede che le minime scendano sotto i -25 ° C nel distretto centrale della Russia e nella valle del Volga, ma il manto nevoso dovrebbe progressivamente rafforzarsi, mettendo così al riparo le colture invernali.
Questa ondata di freddo interesserà anche l’Ucraina anche se in misura minore.
Tuttavia, qui la protezione della neve è molto eterogenea a seconda delle regioni interessate e potrebbe destare qualche preoccupazione.
La domanda internazionale, invece, rimane forte e sostiene, non poco, l’attuale livello dei prezzi.
L’orzo foraggero ad esempio ha registrato un netto progresso venerdì, solo in vista di un possibile interesse da parte degli acquirenti cinesi.
La Cina, ovviamente, continua ad essere il principale motore propulsore di questo mercato, avendo acquistato dagli Stati Uniti venerdì 204.000 t di semi di soia ed oggi altre 132.000 t.
Il Giappone, è intento ad acquistare poco più di 120.000 t di grano da macina da Stati Uniti, Canada o Australia.
La Colombia oggi ha acquistato dagli Stati Uniti 108.500 t di mais.
Il TMO ha indetto una gara per 400.000 t di grano da macina che si concluderà entro il 19 gennaio.
Il Bangladesh ha indetto la sua quarta gara per 50.000 ton di grano.
Una cordata di mulini della Corea del Sud sono alla ricerca di 50.000 t di grano.
In questo contesto, i semi oleosi hanno ancora una volta mostrato la loro forza, con i prezzi di canola, palma e soia che hanno fatto aumentare anche i prezzi della colza europea.
Nella sola sessione di venerdì, la colza è aumentata di oltre sette euro la tonnellata rispetto alla scadenza di inizio febbraio , spinta dalla domanda globale, in particolare dalla Cina, e dall’aumento del prezzo del petrolio.
Solamente oggi sta segnando leggermente il passo dopo un lunghissimo rally.
In questo momento [11/01/2021 18:32 (GMT + 1)] su Euronext, una tonnellata di colza nella scadenza di febbraio sta pareggiando quotando 440,00 euro, mentre perde 1,75 € nella scadenza di maggio quotando 428,00 euro.
Una tonnellata di frumento tenero, invece, sta aumentando di 1,25 euro, nella scadenza di marzo quotando 218,00 euro e 1,50 euro nella scadenza di maggio, quotando 214,50 euro.
Una tonnellata di mais sta lottando per il pareggio progredendo di soli 50 centesimi nella scadenza di marzo e quotando 203,00 euro, mentre nella scadenza di giugno è invariata quotando 202,00 euro.
Il dollaro viene scambiato a New York a 1,2250 contro l’euro ed a 74,63 contro il rublo.
Il petrolio continua il suo trend rialzista, attestandosi a 52,24 usd / barile.
I prezzi europei, quindi, rimangono vicini ai massimi dell’anno.
Oltre Oceano, invece, in questo momento si sta assistendo a qualche leggero cambiamento.
Il grano, infatti, nel contratto di marzo sta quotando a 634.50 (¢ / b) in calo di 4.2521 (¢ / b), nel contratto di maggio sta quotando a 636.50 (¢ / b), in calo di 4.25(¢ / b).
Il mais, nel contratto di marzo, sta quotando 491.25(¢ / b) in calo di 5.00 (¢ / b), nel contratto di maggio sta quotando a 492.75 (¢ / b), in calo di 4,75 (¢ / b).
La soia nel contratto di gennaio sta quotando 1375.50 (¢ / b), in calo di 0.25, nel contratto di marzo sta quotando 1370.00(¢ / b), in calo di 4,75 (¢ / b).
Vedremo domani come si chiuderà la sessioni.
